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Alla riscoperta del Pignoletto d’oro di Rettorgole

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La cucina è un atto d’amore…

Questo è il messaggio che ci ha voluto lasciare il maestro Amedeo Sandri durante la giornata di presentazione del Pignoletto d’oro di Rettorgole mais antico che mancava da oltre un secolo, prodotto De.Co.

Ma procediamo con ordine, per prima cosa dobbiamo capire cosa sono i prodotti De.Co. ossia i prodotti a Denominazione Comunale.

Denominazione Comunale (De.Co.) è la nuova frontiera sulla quale possono operare i sindaci per salvaguardare l’identità di un territorio legato ad una produzione specifica.

La Denominazione Comunale è nata da un’idea geniale del compianto Gino Veronelli e, ad oggi, è già stata adottata da oltre 400 comuni italiani per tutelare e valorizzare in primis la produzione tipica del mondo agricolo, ma anche i piatti della tradizione e alcuni prodotti artigianali di eccellenza.
Si tratta in effetti di un sistema che vuole difendere il locale rispetto al fenomeno della globalizzazione, la quale tende ad omogeneizzare prodotti e sapori.

La De.Co. quindi, pur non essendo un marchio, rappresenta un riconoscimento concesso dall’Amministrazione Comunale a qualche cosa che è strettamente collegata al territorio e alla sua collettività, senza sovrapposizione alcuna con le denominazioni d’origine.
La De.Co. viene attribuita dal comune con apposita deliberazione consigliare ed è indubbiamente legata alla produzione tradizionale del territorio.

Grani antichi e Biodiversità è la conferenza organizzata da Stefania Stefani presidente della Pro Loco di Caldogno e la Coldiretti per sottolineare alcuni concetti e ribadire l’importanza della Biodiversità attraverso alcuni progetti fondamentali:

  • Buona terra non mente,  di OPO Veneto  campagna di comunicazione del progetto della Regione del Veneto per la caratterizzazione qualitativa dei principali prodotti ortofrutticoli veneti e del loro ambiente di produzione, realizzato dalla Regione su proposta delle Organizzazioni dei Produttori e dei Consorzi di Tutela dei prodotti ortofrutticoli veneti, in collaborazione con Veneto Agricoltura, le Università di Padova e di Verona, World Biodiversity Association e con la partecipazione di imprese orticole e frutticole. nel quale il Veneto è stato ed è il primo e mai intrapreso da nessu’altra regione italiana. Attraverso un esteso sistema di analisi scientifiche dei prodotti e degli ambienti, individua i fattori nutrizionali e ambientali distintivi della produzione ortofrutticola veneta.
  • WBA Word Biodiversity Association onlus ha spiegato ad agricoltori consapevoli di quanto sia importante produrre qualità in territori di qualità.
  • Ha preso poi la parola Marta Morini del Servizio fitopatologico “Strampelli” di Lonigo banca del germoplasma. La sostituzione delle varietà di varietà di mais e frumento con nuove più produttive ha fatto si che avvenisse un’erosione genetica, cioè  una semplificazione della variabilità della specie. Allo Strampelli da alcuni anni c’è un’attività di recupero, classificazione e riproduzione di vecchie varietà venete di mais e frumento tenero.
  • Un mio piccolissimo intervento per far capire quanto possano essere importanti le foodblogger nell’ambito della comunicazione per raccontare la storia dei prodotti, del territorio e far conoscere i prodotti De.Co. attraverso le storie dei nostri blog.

Incredibile rendersi conto di quanto sia importante la sostenibilità ambientale e noi in Veneto siamo all’avanguardia  con un protocollo unico in Europa, in grado di valutare attraverso indicatori biologici la qualità dell’aria dell’ acqua e del suolo di una azienda agricola.

Tutto questo per far passare il messaggio:
Il consumatore europeo ci chiede lo sviluppo e la conservazione dell’ambiente

E finalmente apre la mostra dei semi antichi, dove abbiamo potuto ammirare il nuovo DE.CO vicentino, il pignoletto d’oro, padre del mais Marano.

Ci siamo spostate poi alla Molin Vecio, antichissimo molino dell’800 dove il maestro Amedeo Sandri ci aspettava per uno show cooking d’eccezione.

Ma qui abbiamo trovato ad attenderci il Sig.Comberlato, il produttore del Mais Pignoletto d’oro di Rettorgole che, con pannocchie alla mano ci ha raccontato la storia di questo mais antico dimenticato.  qualche anno fa fu contattato da Antonio Filippi, socio dell’azienda Molino Filippi di Castelnuovo di Isola Vicentina, che aveva voluto riprendere il seme crio-conservato da più di cinquant’anni allo Strampelli di Lonigo  per ricominciare la produzione di questa varietà autoctona, estremamente resistente e legata indissolubilmente al territorio. Una varietà antica di linea pura. Adatto ad essere coltivato nella zona di Rettorgole perchè ricca di risorgive.

“Il Pignoletto è citato in alcuni documenti del ‘700 E’ stato oggetto di scambi nel Vicentino fino alla fine dell”800, quando fu ibridato con il mais nostrano da Antonio Fioretti nel 1890 per dar luogo al mais Marano, il “maranello”. Veniva coltivato nelle campagne umide a nord di Vicenza”.

Il pignoletto è un mais qualitativamente eccezionale per struttura, ha una sola massimo due spighe. Era utilizzato solo per la consumazione personale. Mais che venivano anche denominano cinquantino perchè sresceva in 50 giorni ed era quindi seminato dopo il primo raccolto. Per sopperire alla richiesta sempre più alta su incrociato per renderlo più forte avendo il pignoletto d’oro un gambo molto esile. Essendo così resistente non subisce nessun tipo di trattamento ma soffre molto l’umidità del mese di novembre.

Ma abbiamo fame e quindi Amedeo Sandri ci comincia a servire i piatti spiegando che cosa ha pensato di proporre nel menù.

 

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